10/04/08

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Adoro quel momento di notte in cui tutto è nero e pensieri e parole di una vita intera si riassumono in pochi istanti prima del rosseggiare e poi ancora ancora una giornata di trucco sciolto dietro la malinconia che non se ne va.

 

 

 

23/02/08

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Mi volevi e mi hai avuto e non ti è bastato, tra forse o niente ho scelto il niente e per la prima volta per un uomo ho pianto davvero.

 

 

 

30/10/06

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Un altro anno e un'altra candelina si aggiungono, penso di aver visto tante cose e invece chissà quante me ne aspettano. La mia estate metropolitana si è dipinta di follie notturne, baci avventati e spiagge assolate. Poi ho fatto la valigia di nuovo e una città non mia mi ha accolto per vario tempo. Torno a casa e scopro che qualcosa è cambiato, nonostante tutto so rapportarmi meglio con alcune persone che credevo perse. Ogni tanto mentre scrivo e la tastiera batte i suoi rumori plastici penso che il mio posto non sia questo. Ho visto lacrime disperate sovrastate da un fischio gelido e una folla di persone attorno qualcosa e una borsa stracolma sbattere sul mio ginocchio e un'illibatezza perduta che invece è rimasta tale. Sì la mia estate metropolitana si è dipinta di tante cose, ma di questo ne scriverò prossimamente.

 

 

 

31/05/06

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Musica classica di sottofondo, fredda alba che ogni cosa cancella e porta via, finestra spalancata, di piena umidità l'aria tremula intorno la candela, rosseggiante un poco il marmo scuro dietro una finestra di legno antico. È il calore che non c'è, il buio dentro la fiamma, la goccia dentro il vuoto, la foglia sola dentro il cespuglio, qualcosa di sbagliato dentro il ricordo, è l'illusione di pochi l'idiozia dei molti. Pausa estiva.

 

 

 

24/04/06

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Non ci vedevamo da oltre un anno quando mi telefonò per avvisarmi che il suo libro era finalmente stato pubblicato e che non vedeva l'ora che lo leggessi, magari da lui, magari una sera di quelle, magari il più presto possibile. Declinai l'invito, non era il momento, non era il tempo, non ero io. Riagganciai la cornetta e non lo sentii più. Dopo pochi mesi mi ritrovai di fronte l'ingresso di una libreria del centro. Certo, era l'occasione giusta, totalmente ingenua e fuorviante nessuno avrebbe mai pensato che l'avessi fatto appositamente: era capitato. Per lavoro, era capitato che mi trovassi lì. Entrai, chiesi ad una ragazza dove potessi trovare il titolo che cercavo, eccolo, lo avevo tra le mani. E sfogliandolo, sfogliai noi due. E sfogliandolo, sfogliai le serate passate insieme. Lo compra?, mi chiese lei. No, risposi sorridendo tra me, no non lo compro. Misi a posto il libro sullo scaffale e uscii dal negozio, il ricordo come compagno. Pioveva. Non aprii l'ombrello.

 

 

 

19/03/06

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Freddo e vento per l’ennesima volta che dimentico a casa qualsiasi cosa possa somigliare ad un giubbotto pesante. La strada scura, l’ora tarda, la solitudine pesante. Cigola un piccolo portone di legno vecchio, un ragazzo della mia stessa associazione si riversa in strada incontrando il mio sguardo. Poche parole e subito il discorso è avviato, in fondo condividiamo qualcosa e speriamo negli stessi obiettivi. Potrei non star sbagliando nulla dopotutto, penso mentre con le unghie laccate di nero liscio la guancia infreddolita e incavata. Sorrido, lui fa altrettanto, appuntamento al più presto in sede, ci salutiamo. Chiudo gli occhi, sposto le pupille verso la strada, li riapro: un fiume lungo e interminabile di anime ed oggetti in un quartiere non mio, sembrano osservarmi inclementi. Perché la gente mi osserva, chiesi ad un'amica tempo fa mentre visitavamo un negozio di libri e stampelle. Sei una strana persona, rispose lei. Musica di vinile rovinato in sottofondo, vocalizzi sbiaditi. Forse, realizzo solo adesso, alla notte. Mi stringo nelle braccia, nuvole di vapore tutt'attorno, ultimi i miei passi risuonare sull'asfalto bagnato di umidità.

 

 

 

13/02/06

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Nell'ingenuità immobile del quartiere riconosco troppo tardi un cortile e un portone visti tante volte mentre mi ritrovo di fronte un pulsante capace di farci tornare indietro ma preferisco andare via e percorro con le unghie la superficie ruvida del muro scrostato del tuo palazzo, sono molto più di quello che ti ho permesso di vedere, sono molto più di quello che ti ho permesso di capire, sono molto più molto più ma non te l'ho mai dimostrato.

 

 

 

28/01/06

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Tra le dita i molti abiti scorrono sulle stampelle. Miei pensieri distratti interrotti da uno strattone. Mi giro verso di lei, amica pronta a chiedermi qualcosa in un angolo nascosto dell'immenso negozio. Ho tante cose da fare, tutte da tener dentro. Evito sempre domande e persone. Le faccio vedere un ciondolo per cellulare che mi hanno regalato, è bello e sbagliato per me, mi immalinconisco vedendo dondolare l'ingenuità. Poi alzo gli occhi nello specchio inclinato, con in mano la matita ripasso una linea di nero. Il riflesso di me e lei distorto. Poco distanti libri usati vecchi di tempo. Ne sfogliamo tanti, ne acquistiamo uno. Il metallo degli scaffali è ruvido e freddo e polveroso e irregolare. Così io. Sono io, sono in vendita, urlo e nessuno vuole comprarmi.

 

 

 

16/01/06

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È il freddo che mi circonda e punge gli occhi segnati di nero. Di notte squallido, passeggio su dell'asfalto pieno di crepe, attorniato dal mio respiro. Vapori voluttuosi, battiti d'eco. Scendo i gradini di una corsia sotterranea. Carte dimenticate ingrigite dal tempo, presenze di sgradevolezza. Poi di nuovo all'aperto. Lieve il rumore, nella desolazione che tutti ci imprigiona, rumore di fumo e odore di interno. Un sibilo veloce e il finestrino si abbassa nella macchina appena accostata. È di notte squallido, è l'ennesimo sconosciuto che bussa alla vita sbagliata, malsana, vita che prende e niente dà. È di notte squallido quando rincaso, alba tardiva, una luce che giunge sempre troppo tardi e nessuno può salvare. La camera il letto lo specchio mente un'ombra danza al suo interno, matita di nero adesso violata ancora. Fusa e miagolio, della gatta il saluto che non voglio, un tocco gentile senza interesse. Siedo a terra, il suo pelo tra le dita. La spingo via. È di notte squallido, è la vita la mia, e io non voglio che lei veda.

 

 

 

07/01/06

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Trucco sciolto, ciò che resta di me alla fine della sera, quando va via e non ritorna. Trucco sciolto, quello che mi guardo allo specchio e dico, non è così. Trucco sciolto, mi osservo tra i listelli di una finestra antica di legno perlato, amabilmente decadente. Trucco sciolto, assecondo respiri sensazioni desideri dello sconosciuto adesso accanto a me, vortice di lenzuola letti cuscini che più incontrerò. Trucco sciolto, lacrima nera di riga intorno gli occhi, kajal che nessuno mi aiuta a fare. Trucco sciolto, mi vesto di silenzio per non disturbare, esco ed entro in tante vite che non amo. Trucco sciolto, nuovo anno di trucco sciolto che nessuno mai gentilmente tratterà.

 

 

 

26/12/05

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Forse ciò che manca più delle persone che ci lasciano è ciò che esse rappresentavano, non la figura in sé. Forse lo comprendiamo sempre troppo tardi per non averci almeno sofferto. Adesso quando mi strucco vedo un nero intorno i miei occhi rovinato. Mi stringo nel maglione e penso alle tante cose accadute, guardo fuori un mondo non mio e tante nuvole di vapore volteggiano nell'aria mentre l'odore di bagnato e consunto penetra in me.

 

 

 

21/11/05

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Perché in fondo quando due strade si dividono per nessuna ragione dovrebbero incrociarsi nuovamente, e parola su parola si costruisce un muro invalicabile di risentimento e distanza, una violenza perfetta in cui c'è spazio per veleni e graffi. Un discorso cordiale il suo, gentile ultimo saluto prima di una prossima volta che consapevolmente non esisterà. Anche se è meglio sia andata in questo modo, ma in fondo chi ha deciso che dev'essere così se non proprio io quando ho pensato che lui mi appartenesse e invece non è vero niente.

 

 

 

07/11/05

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Il treno inoltra la sua corsa nella notte sopraggiungente mentre stringo lo zaino nero dalla stella di metallo appuntata sulla tasca più grande. Me, vedo riflesso per il buio esterno che rende specchio un finestrino altrimenti umido e appannato, pochi fazzoletti appena consumati dal raffreddore e in tasca strascichi di chiavi, tempo e spazio condiviso con individui sconosciuti. Matita di nero sempre vicina che nasconde e accentua, con attenzione calco un contorno furtivo di battito di ciglia espressive, sguardo sollevato e sorriso rubato a qualcuno che mai più rivedrò e in pochi secondi lui condivide qualcosa prima di alzarsi e sparire alla vista, se la felicità è breve questo ne è esempio e finalmente lo accetterò.

 

 

 

30/10/05

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L'anno arriva ed è subito festa, regali, pacchetti, carte, biglietti, nastri, auguri, torte, squilli. Ma anche: malinconie, trip, impegni, serietà, sbornie, rimembranze. A volte non siamo nemmeno in grado di capire per cosa siamo tristi che un nuovo numero si aggiunge alle due cifre che compongono l'età, insipida e sbagliata, che ci identifica al mondo intero. Sì, un compleanno in arrivo è generalmente l'occasione per poter far un bilancio dei propri trascorsi senza sentirsi troppo in colpa degli eventuali fallimenti, rimandando le delusioni ad un futuro che sentiamo così lontano ("la prossima volta sarà migliore") quando invece è sempre più vicino. Un esatto anno fa pagavo le conseguenze di un incontro fugace promettendo di rispettare il mio sentiero, per poi rendermi conto che tante cose sarebbe accadute di lì a oggi, quasi come segnali che interi mesi v'hanno messo per essere recepiti. Perché a volte niente va come crediamo, e la cosa più difficile è proprio rendersi conto di essere cresciuti.

 

 

 

08/08/05

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Malessere, è inadeguatezza, è l'aria fredda che entra di notte da una finestra solitaria, è la realtà che non si sta vivendo perché qualcun altro lo sta già facendo al postro nostro rubandoci una risata seduti sul muretto del centro storico, è senso di soffocamento quando si tendono le mani verso un disegno di persone blog e scritti che vorremmo afferrare e far nostro senza riuscirci, quindi si apre un programma, se ne chiude un altro, si cerca un contatto, si sfocia in ciò che è stato durante il resto dell'anno quando l'arrivo del caldo avrebbe proprio dovuto evitarlo e infine non ci si veste più, perché se questo è l'importante, un abito stracciato gettato in terra nella fretta di.

 

 

 

21/07/05

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Solitudine, fame di contatti umani, approcci clandestini, rintocchi gentili e sorrisi complici. Fermi in strada e sotto il sole dell'ennesima estate osservare le crepe dell'asfalto irrompere lungo le strisce bianche dipinte in terra chissà quanto tempo prima, con l'unica consapevolezza che saranno le uniche ad evolversi e durare. Uno specchio d'indifferenza nella gente mentre tutto è grigio, nostro l'unico io colorato. Uno specchio d'indifferenza mentre tutto si muove senza gettare sguardo a chi rimane indietro mirando qualcosa che nessun altro vede. A piene mani afferrare persone, cose e persone, chinare capo occhi trucco in sé stessi e sperare, tutto finisca presto.

 

 

 

11/07/05

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Solitudine è percepire solamente i propri passi in mezzo ad una folla di persone.

 

 

 

03/07/05

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Quell'insieme di cose che non possiamo fare né potremo mai, per ovvi motivi di condotta o di natura. Guardo una fiamma di candela volteggiare nel vento fresco di una serata estiva e penso alla cera che lentamente colerà sino a consumarla tutta, un po' così la nostra vita, fragile e spedita come la sua superficie liscia. Raschiare i residui impastando a nuova vita e nuova forma l'ennesima candela della mia esistenza. Secondo dopo secondo, goccia dopo goccia, essa terminerà esaurendosi completamente. Secondo dopo secondo, goccia dopo goccia, niente della vita potremo rimodellare.

 

 

 

24/06/05

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Con il profumo di indumenti bagnati e candele consumate inizia la nuova stagione. Quando sono in viaggio mi piace affacciarmi ad una finestra non mia e nonostante le ore assurde riconoscere i molti suoni a me familiari: traffico, soffuso ma imponente il rumore del traffico, innumerevoli anime destinate chissà dove che sempre percorrono le mille vie tutte attorno. Musica da discoteca, perché c'è sempre musica da discoteca ad una festa, nonostante giunga attutita, anche in lontananza. Rumore di litigi o risate, qualcuno che alza la voce permettendoci di captare, pur per pochi secondi, frammenti di discorsi e stralci di vita che nostra non sarà mai, prepararsi e uscire di gran fretta in strada e andare incontro la persona in questione chiunque essa sia e abbracciare lei e la vita e la situazione e la notte e chiunque intorno pur di non rimanere altrimenti soli.

 

 

 

16/06/05

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È con il kajal sugli occhi che, dalla mia piccola finestra su un mondo troppo vasto, osservo piovere ovunque respirando l'aria umida di vissuto. Come se tutto quello che il mondo avesse fatto in questa giornata venisse lavato via dall'acqua pungente, sollevandosi dal terreno e raggiungendomi, per permettermi di osservare una persona dopo l'altra come una pellicola di film che sfilaccio fotogramma per fotogramma. Eppure indossando niente di particolare, una maglietta banale sotto una tuta che arriva ai piedi nudi, mi lascio scivolare in terra, accovacciandomi in un cantone tutto mio, facendomi spazio sul pavimento tra il solito specchio girevole e un paio di sciocche infradito acquistate chissà dove, rivoltate e disordinate come la mia mente voglio che sia in questo momento.

 

 

 

13/06/05

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Mangio una pasta improvvisata e piccantissima con a fianco un bicchiere d'acqua frizzante, l'ora è assurda e fuori albeggia, torno dall'ennesima serata in sua compagnia e penso già al prossimo weekend che faremo insieme, magari con amici. Vicino un dizionario sempre aperto, uno specchio girevole e la mia matita di nero, appoggio il mento sulle due mani intrecciate e sospiro serenamente dopo tanto tempo. Non è proprio felicità, certo non amore, forse è...

 

 

 

20/05/05

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Scrivere delle belle cose non ti dà il diritto di crederti una bella persona, né migliore degli altri, né più sensibile degli altri, né arguta più degli altri. Saperlo è una cosa, rendersene conto fa male. Questa tempesta è cessata, guardatevi attorno, le ultime gocce cadono così, rammaricandosi a poco a poco della sorte che le aspetta.

 

 

 

11/05/05

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Mi svegliò tirandomi dolcemente a sé, nel buio di una stanza non più sorvegliata da quel raggio di luna che sembrava voler filtrare a tutti i costi attraverso le pesanti finestre di legno bianco per rischiararci l'anima. Pensai alla sera precedente passata insieme a osservare le molte stelle sopra un mare agitato e ridendo della sabbia che, qualche ora più avanti, avremmo ritrovato tra di noi nel letto. Lentamente percepii i suoi tocchi di labbra lievi sfiorarmi il collo mentre le dita avide ma delicate scorrevano alla ricerca di una nuova scoperta. Assecondai le sue sensazioni fino a quando, più tardi, entrambi senza fiato ci ritrovammo a guardare il soffitto. Alba. Con l'alba ci ricomponemmo, parlammo, lo ferii. Con l'alba ricomponemmo la camera, parlammo di tutto, lo ferii ammettendo di non provare interesse alcuno per tutta la dolcezza dimostratami in tanti momenti trascorsi insieme. Tornammo, silenziosamente strisciando nel declinare di una domenica consumata troppo presto. Rientrando a casa mi buttai sul letto e gettai lo zaino stracciato ai piedi dello specchio, notandone una linea fuori posto. Avvicinandomi la notai, notai la mia riga di nero attorno gli occhi così marcati, la mia riga di nero per una volta, una volta soltanto, trattata con gentilezza.

 

 

 

03/05/05

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Viaggiavamo ad alta velocità lungo l'anello autostradale, entrambi silenziosi, pensierosi. Con l'alba alle spalle e lo sguardo protetto da spessi occhiali scuri saettavo la rossastra campagna circostante tentando di memorizzare i punti salienti della notte appena trascorsa insieme all'ennesimo sconosciuto che aveva bussato alla porta della mia esistenza per condividere tempo, mente, corpo in una ritualità forse ossessiva e maniacale, ricerca di prove, valori, desideri in una fretta malcelata dal lieve tremolio della voce, delle dita, dell'aria sotto il fumo voluttuoso dello spinello tra le sue labbra, mentre allungava una mano alla ricerca della pura onda di piacere e trasporto che con una persona familiare impossibile gli sarebbe stato altrimenti provare. Totalmente estraneo al suono esterno, sentii solamente chiedermi di scendere quando fummo giunti a destinazione, pochissime le parole scambiate in tutto il tragitto. Guardando una persona aver usato e devastato la mia riga di nero per il suo unico divertimento scomparire lentamente nel traffico tutto che ciò volevo, stranamente, era che mi richiamasse al più presto.

 

 

 

29/04/05

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Era particolare quel raggio di luna che, obliquo, entrava dalla finestra di una camera mai vista prima per illuminarci entrambi, sdraiati sul grande letto con cuscini molto bassi, quasi inesistenti, scomodi. Parola dopo parola la notte ci abbandonava, noi forse a voler rifiutare il sonno, quasi consapevoli che, il giorno dopo, tutto ciò che sembravamo essere insieme sarebbe svanito alla luce della realtà.

 

 

 

26/04/05

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Con il telefono tra spalla e orecchio ascoltavo Escort raccontarmi dell'iter che il suo libro lentamente iniziava a percorrere, tra interviste e dichiarazioni al limite dell'irritante. Annuivo a monosillabi, particolare la di lui insistenza nel voler chiacchierare in una posizione per me tutt'altro che comoda, lanciando ogni tanto occhiate nello specchio fortemente illuminato e ripassando con cura la mia riga di nero per una serata nuova e speciale, una serata tutta per me attorniata di conoscenze nuove, effimere o meno non mi sarebbe importato. Affrettai i toni della conversazione, ridendo ad una sua battuta cominciai a chiedermi davvero cosa sarebbe stato se, tempo addietro, avessi seriamente preso in considerazione la sua proposta di averlo vicino anche come anima.

 

 

 

23/04/05

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Percorro una strada a senso unico fatta di ombre a scacchi e lampioni ronzanti. Mi guardo intorno nel silenzio di una notte umida e fredda, sulle dita di una mano le finestre ancora accese. Molte invece le macchine parcheggiate in file disordinate ma parallele, un cuore disegnato frettolosamente su di un parabrezza appannato e gocciolante. Frivolo disegno che entro l'alba il tempo avrà cancellato, silenziosa denuncia di una realtà non sempre rosea come si è abituati a credere debba essere, abbozzato segnale di passaggio di un'anima che, da qualche parte in fondo, mi dico infilando le mani nelle tasche del giubbotto scuro e riprendendo a camminare, è simile a me.

 

 

 

20/04/05

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Alla fine tutto ciò che voleva era solo sentirsi importante. Non me. Chiunque altro sarebbe andato bene ugualmente. Annuii. L'immagine nello specchio fece altrettanto. La guardai. Allungai una mano verso la mia matita. La passai sui miei occhi cerchiati. Ancora. Tracciai una linea sopra quella già esistente. Di nuovo. Ne allargai il contorno a dismisura. Finché mi fermai. Le dita impastricciate. Scossi il capo. Poggiai le mani sulla superficie fredda del mobile. Chinai lo sguardo. Spensi la luce. Penombra. Trattenni il respiro. Amarezza.

 

 

 

18/04/05

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Non avevo avuto più notizie di Escort sino ad una recente notte in cui la pioggia era tornata a correre lungo le mie finestre dopo una pausa sin troppo breve di squarci primaverili. Perché in fondo il nostro rapporto non ci avrebbe portato a nulla, perché in fondo era tempo che entrambi prendessero distanze e percorsi differenti, perché in fondo nella fisicità che ci richiamava non c'era posto per una comunione di anime, perché in fondo non era persona che desiderassi avere accanto, perché in fondo era giunto il momento di separarmi da ciò che aveva rappresentato per tanto tempo, perché in fondo avevo smesso di frequentarlo come risultato di tutti questi pensieri. Ma infine ne risentii la voce, in lontananza, come un brusio. Tentai di scuotere il capo, riprendendomi dal torpore delle mie riflessioni, mentre mi chiedeva cosa avrei preferito per colazione, un attimo prima di alzarsi dal letto e lasciarmi lì a fissare il soffitto con occhi vuoti e completamente struccati.

 

 

 

16/04/05

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Tristezza è essere pronti a tutto pur di star con una persona e scoprire poi che è la prima a calpestare le nostre intenzioni.

 

 

 

14/04/05

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Ripercorrendo una via spenta riscoprii l'esistenza dei coriandoli, carta colorata che avevo visto spesso lanciare in aria in preda ad un entusiasmo pronto a morire in pochi secondi. Mi fermai ad osservarli, consunti e sbiaditi da chissà quanto tempo, prima di raccoglierne qualcuno che rigirai nella mano. Lanciati in aria per l'emozione di un istante, caduti a terra, maschere e costumi mai più utilizzati, stelle filanti subenti un medesimo destino, materiale di festa accantonato in una scatola quasi rifiutata. Provai malinconia, in quel momento così come allora, un passato che avrebbe dovuto esentarmi da tale sensazione per molti anni ancora, eppur fallendo ogni tentativo, semmai ne avesse fatto. Lanciai quindi i miei primi coriandoli di tutta una vita, sbiaditi e consunti ricaddero a terra. E mentre iniziava una pioggia leggera, riprendendo il mio cammino, capii che ciò che nell'infanzia mi rendeva triste era solo l'allora incosciente e sconosciuta consapevolezza che, da grande, le mie relazioni avrebbero subito l'identica sorte di quei consunti e sbiaditi coriandoli.

 

 

 

12/04/05

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Il dolore è come un quadro. Come una scatola in cui rinchiudere tutto ciò che di una specifica esperienza ci ha segnato. La chiudiamo bene con la nostra piccola chiave di ferro battuto, un po' arrugginita, facendo scattare l'ingranaggio all'interno che la sigillerà per sempre. Con cura riponiamo il cofanetto di legno grezzo verniciato rosso su un comodino intarsiato, dal ripiano circolare di cristallo trasparente. E lo abbandoniamo lì, in una stanza sconosciuta e decadente, certi che tutto debba ritrovare il suo naturale scorrere, isolando così qualcosa che altrimenti ci avrebbe impedito persino di piangere.

 

 

 

09/04/05

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Potrei chiudere gli occhi per non guardare quel che di brutto mi succede. O potrei far la punta alla mia matita e, con qualcuno intorno, chi vorrà, ripassarla con cura per rinnovare uno sguardo stanco dell'esibizionismo altrui. Non ho più maschere che me lo impediscano e quel nero, la mia riga di nero, voglio che duri il più a lungo possibile.

 

 

 

07/04/05

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... le persone con cui stiamo meglio sono quelle che ci lasciano prima. In una serata fredda ma asciutta, scorci di strade deserte camminando tutt'intorno, provo a guardarmi in giro, per scoprire poi di non scorgere nemmeno più quei due ragazzi che, pochi giorni fa, avevo visto camminare abbracciati. Alzando lo sguardo, sorridendo per non piangere alla luce dei molti lampioni che illuminano le vie, mentre il nero intorno i miei occhi inizia a rovinarsi, spero tanto qualcuno mi abbracci forte.

 

 

 

04/04/05

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Di scatto mi alzai per aprire la finestra. Mi serviva aria. Decisi di appoggiarmi al piccolo balcone inspirando il freddo e l'umido e il piovoso e il temporalesco e l'inquinato. L'indomani il sole sarebbe sorto nuovamente... ma le cose?, non sarebbero affatto cambiate, o forse sì, o forse a me non interessava saperlo, o forse mi interessava ma volevo che si mettessero in moto da sole, o forse, infine, non desideravo perder tempo facendo correre i pensieri a tutte le ipotesi possibili. Respirai ancora il freddo e l'umido e l'incerto e il dubbio. Al diavolo, dissi spingendomi via da quella finestra mentre, guardandomi allo specchio, notai solo allora il nero intorno i miei occhi iniziare irrimediabilmente a rovinarsi e a colare.

 

 

 

01/04/05

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Dal letto scorgevo una porzione di cielo senza luna, centrando per obliquo la grande finestra. Insonne mi guardai in giro scorgendo una massiccia scrivania tarlata e un pesante armadio dalle ante a specchio. Ammiccai, riconoscendo la mobilia: non credevo avrei più fatto ritorno in quella stanza. Intorpidito si mosse un poco, accanto a me, affondando il viso nella mia spalla destra. Trattenni una risata, per non svegliarlo strinsi le labbra fermandomi ad ascoltare il suo respiro. Era lui, quello che volevo.

 

 

 

30/03/05

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Sotto gli occhi di una città troppo grande per far caso a noi due tentò di baciarmi. L'uscita era stata piacevole. Così come la sua compagnia. La sua risata. E il suo raccontarsi. Scansai le sue attenzioni, comunque. Perché, mentre del leggero pulviscolo volteggiava nell'eco di quello che, fino a pochi istanti prima, erano i fasci di luce della macchina, mi accorsi con malinconia che niente avrebbe potuto farlo somigliare a lui.

 

 

 

25/03/05

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Tornavo da una serata forse banale quando, poco distante, vidi due uomini giovani camminare abbracciati... amici, senz'altro, dai discorsi che chiaramente udivo. Seguimmo la stessa strada per pochi minuti, quasi volendo con prepotenza respirare della loro compagnia. L'aria era densa di umidità, leggera e nemmeno fastidiosa una pioggia al suo termine, poche e violente macchie di lampioni su viottoli e viali tutt'intorno. Rallentai il passo sino a perderli di vista, sino a riempirmi le orecchie di ogni suono che produceva l'asfalto bagnato, sotto di me. Respirai a malapena, per non causare la rottura di un silenzio raro. Stringendomi nelle braccia, capii, dopo tanto tempo, che avrei desiderato essere uno di quei due.

 

 

 

20/03/05

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Ricordo di aver aiutato un'ape sporca di fango. Una strada sterrata, intorno un possedimento collinoso, fu il luogo dove trovai l'insetto zampettare a terra incapace di volare. La presi in un dito bagnato e tolsi via la polvere dalle sue ali. Pochi minuti e se ne andò, quell'ape sporca di fango. Allora non c'erano vetri che le impedissero di raggiungere ciò che voleva pur potendo scorgere la sua meta, soffrendo l'amarezza della disillusione.

 

 

 

17/03/05

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Aprire i cancelli del proprio angolo di cielo, ritirarne le chiavi altrui e scoprire che l'azzurro non c'è più.

 

 

 

11/03/05

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Muovendo la labbra con inaspettato fascino gesticolava seduto di fronte a me, in un locale che, al freddo, avevamo scelto sul momento. Sorridendo al pensiero di noi due insieme, lo ascoltavo a braccia conserte poggiandomi allo schienale di legno intarsiato di una sedia troppo dura. Il tavolo dell'irish-pub era grossolano e imperfetto, ma sosteneva il peso della nostra compagnia e dei miei sguardi divertiti. Perché, dopo tanti mesi, ci eravamo ritrovati nuovamente, come nulla fosse, a discorrere circa i nostri accaduti, confrontare opinioni, scherzare goliardicamente sugli eventi che, molti mesi addietro, ci avevano avvicinato. Socchiusi gli occhi squadrandone l'intera figura e attirando l'ovvia perplessità del mio interlocutore, che iniziò a chiedermi quale noiosa frase da lui pronunciata mi avesse spinto a indurire lo sguardo. Scrollai il capo con noncuranza, stampai l'immagine di lui nella mia mente, realizzai, sollevando un angolo della bocca, quanto mi piacesse.

 

 

 

08/03/05

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Conoscere una persona è soffrire, invadere il suo intimo credendo di rimanerne fuori, esserne coinvolti pensando di poterne isolare il ricordo, una volta perduto, una volta disperato, quando essa ci lascia.

 

 

 

06/03/05

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Osservo le tante gocce attraverso un'alta finestra di vernice scrostata, rivoli di pioggia sconosciuta nel buio di un'intimità condivisa, prepararsi e uscire per incontrare qualcuno di ignoto mentre intorno sembra tutto dilazionarsi e rallentare per permettere a due menti consapevoli di fondersi e riprendere immediatamente il loro percorso, sbalzate via da un elastico tirato troppo in fretta.

 

 

 

30/01/05

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Puntualissima come sempre, cordialissima come sempre, simpaticissima come sempre, sei infine arrivata per prendere posto a ciò che avevi ordinato per noi due in una serata che non aveva bisogno di particolari ricorrenze per essere speciale. Sguardi d'intesa, troppo comunicativi, lievi sorrisi in poche parole dense di significato, occhi rifuggenti quello che sarebbe meglio non dire. Quanto tempo, forse, che non avevo idea di cosa fosse semplicemente comunicare. Magari, quanto tempo che non avevo idea di cose fosse semplicemente capire. Pochi, sono pochi e limitati gli spazi che possiamo ritagliare negli angoli più dispotici delle nostre vite. Nel tuo volto consapevole, per questo, mi detesto.

 

 

 

28/01/05

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Perché in fondo la vita attende chi merita di scoprire nuove cose. Dopo ogni tappa ce n'è un'altra, se solo vogliamo, un percorso che non muore mai, un percorso che non annoia mai se lo abbracciamo, adoro dare volti a vite ancora non intrecciate con la mia, una danza nell'aria mentre tutti osservano, tutti applaudono, dimenticarsi di cosa succede in passato e proiettarsi in un giro di luci e colori, in aria volteggiare senza fine, le dita non più unite, dimenticare il dubbio, nessuna età per chi osa, nessun limite per chi non ne ha mentalmente, fare disfare in qualsiasi stagione cambiare, e a chi forse non abbiamo conosciuto come volevamo pensare, un corpo invece da stringere e tacere di parole violente, più dette, addio dire, certo aggredire, inadeguatezza e rimorso, quello che non veniva detto non capiva, non udiva, non interpretava o percepiva, diversamente avrei voluto, forse un saluto, forse andrebbe bene adesso, chiudo una tenda nera contro l'ultimo spiraglio e come un nobile rinascimentale una fine maschera indossare, da un'asticella dorata sorretta, inchinarsi con garbo prima del prossimo ballo e convincersi che tutto è un gioco, ballarlo.

 

 

 

20/01/05

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Notte lo era di certo, nemmeno uno spiraglio di luce provenire dalla finestra centrale. Il letto era esposto proprio verso di essa e, per quanto comodo potesse essere, iniziavo a desiderare di essere altrove. Si accorse dei miei primi movimenti, affrettandosi a venirmi vicino per bisbigliare qualcosa. Dormi, è ancora presto... Nella confusione che solo una mente appena svegliata può provare ripercorsi la strada che, in tanti mesi, mi aveva portato a conoscere Escort. Mi girai dall'altro lato prima di sentire il suo amico convivente affacciarsi nella stanza inonandola di luce. Inarcando il sopracciglio ornato di metallo focalizzai lo sguardo sull'unico orologio che ero sicuro non essere stato camuffato, ma diplomaticamente feci finta di non vederlo. Per godermi quel tempo rubato dormii... era ancora presto.

 

 

 

17/01/05

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Arriverà il momento in cui abbandonerò ogni cosa, come carta da parati vecchia e ingiallita, piccole rose sbiadite con ciuffi d'erba non più verde, strappata e ridotta a mille pezzi anche nei punti in cui la colla pareva non volerne sapere di piegarsi sotto la mia tale decisione. Indosso un abito dal mantello lungo quanto l'orizzonte, flessuoso nel vento si contorce sbattendo ovunque. Assicurandomi che il cappuccio sia ben stretto, raccolgo ciò che rimane di me in un fagotto e socchiudo una porta nel vuoto. Posso dire di non aver amato nessuno, dopotutto.

 

 

 

11/01/05

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Venni svegliato da rumori di mobilia e voci di altoparlante. Impossibile riprendere sonno, arroccai e mi guardai intorno. Il sole era alto, ma non abbastanza da avermi consentito di riposare a lungo, il display del piccolo portatile sulla scrivania massiccia confermava le poche ore di sonno. Cercai con lo sguardo i miei abiti, ritrovandoli al di sotto del pesante armadio di legno tarlato. Come un'ombra in silenzio mi vestii, gli alti specchi mostravano un'impietosa immagine di me, non più fresca né vivace. Poco dietro, il rumore di una persona sollevare le lenzuola. Un saluto frettoloso prima di sparire dietro la porta di un altro sconosciuto.

 

 

 

08/01/05

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Mi trovavo in un negozio d'arte del centro, una raffinata libreria di modernità e quadri astratti dai disegni pittoreschi e quantomai evocativi. L'odore di carta era forte, nella sala, ma piacevole; l'ambiente tranquillo, poche persone e selezionate. Un largo specchio dalla cornice bizzarra mi mostrava dei lineamenti più che familiari, compiaciuti forse, superbi addirittura?, nell'osservare e osservarsi riflessi. Non so quanto tempo spesi a mirare la mia immagine, puro tracciato di esteriorità. Ma so che avvicinai un dito ad essa, sorridendo alla mia anima in quel mattino non più grigio.

 

 

 

04/01/05

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Improvvisamente, nel bel mezzo della conversazione, sentii pronunciare il nome della persona con cui avevo vissuto una breve ma intensa storia sino alla metà di dicembre. Il nome della persona che, proprio l'estate scorsa, aveva contribuito, forse in piccolissima parte, a migliorare un lato di me stesso. Escort mi guardò perplesso. Incuriosito dalla reazione mi chiese se conoscessi il ragazzo di cui stava parlando. Annuii, in un misto di delusione e sgomento. Sapevo che l'ambiente era piccolo e dovevo immaginare che i due si fossero frequentati. Ancora incredulo, volli approfondire la questione. E forse, mi feci del male nel porre tutte quelle domande, forse mi feci del male a passare un'intera notte a parlare con l'uomo che, magari, prima di me, o durante, aveva già sfiorato i lineamenti che allora mi sembravano bellissimi. Così, mentre l'alba iniziava ad illuminare appena il letto sul quale eravamo sdraiati, lo stesso che era stato protagonista di parallele vicende, capii con dispiacere che quell'autunno, mentre io ero impegnato a gettar via, una dopo l'altra, tutte le mie maschere, qualcuno, invece, aveva appena iniziato ad indossarle.

 

 

 

31/12/04

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Poco prima dell'ultima alba dell'anno mi ritrovo a sfogliare pagine di ricordi quasi sbiaditi. E mi rendo conto che molte emozioni, seppur trascorse, non sono mai state così attuali. Mesi di quotidianità, propositi per il futuro, occhiate ad un passato che non deve tornare. Penso. Ai momenti fugaci in qualche letto anonimo. A quelli apparentemente inutili, ma che più avanti rimpiangerò. A quelli in cui il caldo estivo sembrava togliermi ogni voglia di fare. A quelli in cui il gelo invernale mi pungeva le guance incavate. A quelli che, impazienti, ho passato di fronte uno specchio tracciando una linea di nero intorno i miei occhi. Penso. Alle moltissime persone che, anche per poco, sono entrate nella mia vita. A quelle cui ho voluto bene prima che mi deludessero. A quelle cui continuo voler bene nonostante non ne dia affatto l'impressione. A quelle che mi hanno soffrire agendo con cattiveria. A quelle con cui ho condiviso una notte e null'altro. A quelle che, se solo gliene avessi dato l'occasione, sarebbero potute divenire importanti. A quelle che lo sono state senza rendersene conto. A chi continua a seguirmi nonostante il mio stile di vita. A tutti voi, grazie.

 

 

 

27/12/04

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... e volo via lontano, in questi giorni di festa obbligata, per ottenerne due di pioggia e ricordi tutti per me. Luci soffuse, candele consumate, molliche di dolce, pensieri e parole in un presente ancora troppo incerto. Pensare al passato, mirare al futuro, osservare la vita scorrere circondandosi di rifles0.sioni.

 

 

 

22/12/04

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Credo fortemente che anche nel dolore si possa essere consapevoli. Nonostante si soffra per un accaduto che ci coinvolge, possiamo riuscire a distaccarci quel tanto che è sufficiente per non rimanere travolti dal dispiacere che in certi momenti sembra davvero attorniare ogni istante della nostra vita. Vivere un qualcosa che ci fa star male, restringendo il campo a quell'unico settore e con grande volontà arginare la tristezza, così da poter star bene in tutte le altre ore della giornata. Essere coscienti del dolore che proviamo. Osservare dall'esterno gli eventi che si succedono così da potersi autogiudicare fingendo di essere estranei a sé stessi. Vivere, e continuare a farlo, nella sua interezza.

 

 

 

21/12/04

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Alti toni di voce che sembrano familiari mi spingono a girarmi per dare un'occhiata ai responsabili di tanto chiasso. Rimango qualche istante infastidito nel momento in cui noto A. seduto con altre persone più o meno detestabili. Scambio con loro un sorriso, spento e veloce, prima di dire all'amica che è con me di non farci rovinare la serata dal gruppo infelice che siede a pochi tavoli di distanza. La serata procede tranquilla, tra parecchie risate e qualche sospiro... mirando il display nell'attesa di un certo numero, da qualche giorno sin troppo silenzioso.

 

 

 

16/12/04

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Ritrovarsi grondanti di pioggia, in un pomeriggio ormai tramontato, e rendersi conto di quanto realmente manchino determinate situazioni. Di quando si correva dietro ad un mezzo pubblico nella speranza che l'autista fosse tanto gentile da fermarsi e farci salire. Di quando era sufficiente scambiare qualche parola poco dopo le molte ore di lezione per dirsi di aver avuto una giornata piena. Di quando si sognava il mondo in notturna e non si vedeva l'ora di farne parte. Di quando la propria famiglia era unita, compatta, e ogni ricorrenza era una vera e propria festa. Di quando la propria vita non era sulla via per assomigliare, sempre più anonimamente, a quella di tanti altri.

 

 

 

15/12/04

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Ricordo con un sorriso la prima volta che un uomo tentò di baciarmi. Ci stavamo frequentando da qualche settimana ormai, io senza nascondere la mia curiosità al riguardo. Mi aveva fatto conoscere le sue amicizie e i suoi gusti, credo avrò sempre vivida l'immagine di lui, dei suoi capelli biondissimi ricadere in un codino molto corto sulla nuca. Quella sera erano volate occhiate piuttosto eloquenti, c'era una speciale elettricità nell'aria che non sapevo spiegarmi, ma sapevo sarebbe successo qualcosa a fine serata, qualsiasi cosa. Poche ore più tardi, a notte fonda, facemmo due passi per arrivare alla sua macchina e salutarci... ci fermammo proprio di fronte ad essa mentre abbassando un attimo il capo cercai qualche parola di saluto che non risultasse troppo banale. Sorrisi forse un po' nervosamente mentre iniziai a muovere le labbra eppure mi accorsi di non riuscir ad emettere alcun suono: erano caldamente incollate alle sue, ben prima che potessi accorgermene. Fu un bacio inaspettato, rubato, violato, lo guardai con un po' di sorpresa prima di girarmi e sparire nella notte. Fu l'ultima volta che lo vidi. Chissà cosa deve aver pensato. Chissà cosa penserebbe ora, vedendomi a due anni di distanza.

 

 

 

12/12/04

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Escort mi chiamò in un recente pomeriggio di pioggia, dicendo che sarebbe stato meglio precipitarmi da lui poiché sembrava avesse in cantiere un manoscritto molto particolare, riguardante la sua vita, passata e presente, da prostituto, a cui sto tutt'ora collaborando. Parlammo a lungo circa eventuali storie da citare e non citare, per finire a ridere sguaiatamente, forse da persone orribili quali siamo, circa la morte di un certo personaggio dello spettacolo con cui aveva lavorato, e che un giornale, appellandosi alla cattolicissima omertà post-mortem che circonderebbe di virtù chiunque, aveva descritto come leggiadra essenza di grazia e delicatezza quando era palesemente vero il contrario. Prima di concludere la telefonata, parecchi minuti dopo, riuscì a strapparmi un appuntamento, il primo dopo l'estate che ci vide insieme. Mi chiesi se non fosse l'ennesima scusa per riuscire a vedermi. Ma ormai l'impegno era preso, e mentre riagganciavo il ricevitore cominciò a saltarmi alla mente il pensiero che, dopotutto, forse, la cosa non mi dispiaceva.

 

 

 

09/12/04

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Ci siamo salutati in maniera molto cordiale. La serata era stata piacevole, ognuno dei due aveva avuto la possibilità di dare qualcosa all'altro. Un attimo prima di scendere dalla macchina, però, rimasi qualche istante a pensare fissandolo... guardai meglio i curati interni in pelle, il sofisticato impianto musicale e gli abiti che sembravano parlare per lui. Fuori la pioggia stava cessando di cadere, ormai i vetri che si erigevano tutt'attorno erano costellati di piccole stelle riflettenti le molti luci del traffico notturno. Ritirai la mano decidendo di uscire da quell'abitacolo ambiguo, una ventata d'aria gelida mi investì il volto mentre con un sorriso salutavo lo sconosciuto e i miei passi iniziavano a risuonare sull'asfalto bagnato.

 

 

 

07/12/04

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Il mio reale compagno è il dubbio. L'incertezza si insinua lentamente in ogni piega della mia vita rendendo inutile ogni obiettività. Se solo riflettessimo maggiormente circa l'importanza delle conseguenze. Se solo riflettessimo circa l'importanza dei sentimenti di chi abbiamo accanto. Se solo riflettissimo circa l'importanza di un qualcuno che vediamo soffrire senza poter far nulla per consolarlo, sentendendoci inutili.

 

 

 

06/12/04

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Ombre delicate e sfuggenti, virtuose ed effimere, mentre la luce di una candela si specchia nella superficie perlata dell'acqua. Appoggio le labbra a una spalla umida e liscia, stampandovi sopra un segno che non vorrei mai veder scomparire dal suo corpo, egoisticamente senza riflettere circa le conseguenze di un gesto forse irrazionale.

 

 

 

04/12/04

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Capii che la mia amicizia con A. era finita nel momento in cui associai un senso di innato squallore allo stile di vita che aveva deciso di condurre. Non era da me un simile atteggiamento, non era da me preoccuparmi per le attitudini altrui, non era da me, realizzai, continuare a frequentare una persona verso la quale vi era rimasta una pallida inerzia di ciò che c'era un tempo. La consapevolezza mi giunse di colpo, violenta e cruda, mentre stringevo tra le mani un alto bicchiere colmo di birra schiumosa. Lo guardai meglio, e finalmente, lo vidi, lo vidi per intero, lo vidi per quello che era, lo vidi come se potessi dividerne i pezzi e rimontarli a mio piacimento, per ottenerne finalmente la reale visione dell'insieme. Ebbi la mia conferma quando mi rivolse la solita frase a fine serata, "rimani a dormire se vuoi", che significava molte, moltissime cose. Il mio silenzio, il primo diniego al riguardo, anche. E adesso, mentre attraversavo un cortile gelato e brullo, stringendomi tra le braccia mentre nuvole di vapore mi volteggiavano davanti ad ogni respiro, realizzai che anche l'amicizia, quella con la A maiuscola, potesse brillare come una stella lontanissima ormai morta da tempo.

 

 

 

02/12/04

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L'ho visto di nuovo. L'uomo di cui vi ho accennato ieri, intendo. Ci sentiamo sempre più spesso, non credo sia un bene. Né per me, né per la mia relazione, né per lui. Mi ha confessato infatti di non aver incontrato nessun altro in queste ultime tre settimane. Il che è abbastanza grave, perché lui è un escort. Già, fosse eterosessuale di certo verrebbe diplomaticamente chiamato accompagnatore, ma non essendolo, ecco che gli viene additato un titolo forse scomodo, forse motivo di orgoglio. Si guadagna così da vivere, tra un lavoro e l'altro. Prostituendosi. Non vi è nulla di male, credo, almeno finché si tratta di una scelta dettata dalla propria indipendente volontà. Io lo sapevo già da qualche giorno quando a maggio di quest'anno ci siamo conosciuti per la prima volta. Mi aspettavo le solite richieste. Mi aspettavo una valanga di complimenti vuoti e inutili atti solo a far capitolare il cliente di turno, così che potesse gonfiare il prezzo. Ero pronto a rifiutare qualsiasi proposta e a girargli le spalle. Invece mi stupii quando mi accorsi che voleva solamente essere ascoltato. Che era stanco del tipo di persone di cui si circondava. Qualche giorno dopo, in piena notte, accettai un incontro a casa sua. Solamente per parlare, per conoscersi meglio, perché "sei una persona interessante e mi piace questo dialogo pulito che abbiamo". All'alba ero a conoscenza di parecchi particolari della sua vita da "trentenne inconcludente", come non faceva altro che definirsi. E all'alba tentò un primo approccio, dal quale glissai a fatica, con immensa fatica. Respinsi la sua avance. Allora non lo sapevo, ma sarebbe stata la prima di una lunga serie. Me ne andai. Scesi quelle scale di marmo certo di non farvi più ritorno. Eppure, di lì a nemmeno un mese, sarei stato suo. Mi sarei svegliato nel suo letto. E lui lo sapeva.

 

 

 

01/12/04

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Diciannove come gli anni che mi sono appena lasciato alle spalle, la perdita sarebbe potuta essere più grave. Scopro da poco che ciò che mi ha debilitato per quasi un mese è stato un virus contratto agli inizi di quest'estate da una persona di cui senz'altro vi parlerò più avanti. Ho voglia di farlo. Ho voglia di raccontarmi in prima persona. So che capirete. Credo di aver attraversato molte cose, finora. Credo anche lui sia una persona speciale. Forse una delle poche che mi capisce istantaneamente. Mi cerca. Io no. Non saprei cosa dire. Oggi è la giornata mondiale della lotta contro una delle malattie più infide che esistano. Stringere tra le dita quelle del partner e immaginare che. Ma la maschera è tolta, adesso. Nella tempesta vola via, stracciata e consunta, si perde negli urli selvaggi di rabbia, brillando un poco prima di scomparire del tutto, un velo oscuro che non vedrò mai più. Forse. Adoro.

 

 

 

22/11/04

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Era un sogno quello a cui stavo assistendo; era un sogno quello in cui avevo perso ciò che di più caro una creatura abbia; era un sogno quello dove i progetti tanto ambiti mi sfuggivano tra le mani; era un sogno quello che mi vedeva perdente e sconfitto di fronte la mediocrità; realissima la sensazione di non poter sparire così, realissima la sensazione di non aver più nulla da dire, realissima la frustrazione per non trovare soddisfazione in queste medesime parole. Tempo. Cala l'altissimo sipario di velluto rosso nel teatro delle maschere, pesante e inesorabile, nell'eco di una stagione teatrale che mi ha visto intepretare molti personaggi e rifiutarne altri. Osservo la mia immagine allo specchio, il nero intorno i miei occhi è del tutto sparito, quasi per lasciar posto al vivido sguardo acceso di un passato che non tornerà. Raccogliendo i miei spartiti al petto poggio una mano sulla pesante leva delle luci e imprimo nella mente l'austero luogo che mi ha accolto per circa cinque mesi. Mi accorgo solo ora di aver lasciato inserito il vecchio disco di vinile nel mio studio ma non importa, qualcun altro ne farà buon uso. Qualcun altro esorcizzerà le sue paure e racconterà sé stesso attraverso una maschera per timore di venir ferito ancora una volta. Ecco perché porto con me solo questi pochi appunti e null'altro. Nell'immobilità di una polvere antica mi avvio verso lo spiraglio di luce che trapela dalla pesante porta imbottita, secchi i suoni dei miei passi, che per l'ultima volta hanno percorso il viale della finzione e della furtività.

 

 

 

14/11/04

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Riafforano lentamente i miei sensi, intorpiditi dalla stanchezza e trafitti dai mille suoni della pioggia che per tutta la notte ha incessantemente bussato contro il vetro, quasi a volerci ricordare con impeto la sua presenza quale scenario di sottofondo. Mi sveglio in un mondo rosso, completamente rosso, l'aria sembra giungermi centellinata e con forza mi sollevo da quel giaciglio involontario, nella penombra violenta della stanza. Con la pelle lievemente segnata dalla fitta trama del lungo divano di un soggiorno non mio, abituo lo sguardo all'oscurità e lo ascolto respirare, poco lontano da me, sembra tremare. Annullo la distanza che ci divide, lieve il ticchettio di sveglia, lieve la coperta ora sopra di lui, lieve il mio cuore diretto a godere degli ultimi sprazzi di una notte senza luna.

 

 

 

10/11/04

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Finalmente una pesante pioggia fresca lava l'oppressiva ed inusuale calura a cui non mi sarei mai abituato. Assisto a quello che ritengo essere lo spettacolo migliore di qualsiasi fenomeno artificiosamente creato, piccole gocce sul vetro che frammentano la mia visione dell'esterno trasformando lo sguardo in quello multiopzione di un insetto. Finalmente un pesante strato di lana avvolge il mio torace, fasciandolo con cura, mentre tra le mani stringo una calda tazza di liquido. Voluttuose e sincere le evoluzioni del vapore che corre ad infrangersi sul vetro, creando un contrasto di calore che appare trasparente e inamovibile. Finalmente socchiudo le due ante, gelido e immediato il fascio di vento che penetra ovunque. Lo respiro a fondo, consapevole che presto, finalmente, tornerò a respirarne.

 

 

 

07/11/04

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Sentivo un calore non appartenermi mentre lentamente i miei occhi riemergevano dalle palpebre così a lungo serrate. Primi sguardi nel nuovo ambiente composto di piccoli tubi sottopelle e lunghe fasce di stoffa cerata e televisori a luci intermittenti e pesanti coperte imbottite. Ampia la mia finestra sul mondo, stavolta incassata nel muro alla mia sinistra, che tutto lo percorreva al riparo da grossi listelli di legno. Un sogno disturbato, quello della mia improvvisa malattia, esimi personaggi in camice poche ore più tardi, durata quindici giorni.

 

 

 

21/10/04

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Memoria di un qualcuno a cui tenevo molto e che da oggi non esiste più. E se dovesse nuovamente capitare, scegliere tra un ultimo addio di contatto ed un ultimo addio di lontananza non mi sarà mai sembrato così facile. Non tengo dentro alcuna emozione, poiché semplicemente posso contenerne ancora molte...

 

 

 

20/10/04

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Ingialliscono le foglie nell'autunno che verrà mentre con compostezza mi siedo su un'antica panca vicino la grande finestra incassata nel muro, spesso qualche metro, un po' scrostato, amabilmente decadente. Mi piace avvolgermi in un pesante maglione di lana a collo alto e inclinando lo sguardo a destra fissare i mille sprazzi ingialliti volteggiare nell'aria, tutti intorno la mia abitazione, rifugio d'altri tempi, casolare dimenticato in una macchia di terra verde e brulla. Appoggiando la fronte al vetro osservo il mio riflesso mentre due mani mi cingono il collo e caldamente mi stringono. Non amo, forse non amo, ricordo due corpi abbracciati e in mezzo a loro lacrime di sale. Distolgo lo sguardo baciando due dita gentili e facendomi cullare dal tepore umano.

 

 

 

16/10/04

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Precipitando nel dubbio mentre compio una serie d'azioni che se solo ragionassi mai farei, precipitando nel dubbio mentre bacio una persona a cui ancora non so trovare collocazione nella mia vita, precipitando nel dubbio mentre il mio corpo si muove al ritmo del suo fondendosi in uno solo, precipitando nel dubbio mentre le mani scorrono su pelle morbida e calda e desiderosa di attenzioni di ogni tipo, precipitando nel dubbio mentre il giorno dopo mi sveglio e lui ancora una volta non c'è, precipitando nel dubbio mentre i fasti di un passato a cui non voglio pensare a volte ritornano ad aprire ferite che credevo chiuse, precipitando nel dubbio mentre conosco persone e lenzuola e appartamenti tutti dannatamente diversi tra loro, precipitando nel dubbio mentre alla fine di una serata senza sogni né anima mi osservo allo specchio e il nero intorno i miei occhi sembra essersi irremediabilmente rovinato.

 

 

 

14/10/04

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